Chissà se le ultime dichiarazioni di papa Francesco riusciranno finalmente a dissolvere la falsa aureola di progressismo che lo circonda da otto anni, nonostante l’evidenza contraria della sua storia personale precedente il pontificato, e dei suoi atti pubblici successivi alla sua elezione. Uno dei fraintendimenti che ha generato fin dagli inizi quell’aureola è stata la sua famosa frase: “Chi sono io per giudicare un gay?”, immediatamente interpretata dai media compiacenti come un’apertura verso gli omosessuali e un preludio all’accettazione dei loro matrimoni. […]

Il papa e l’aborto, viva il Medioevo (La Stampa, 18/09/18)

Ci mancavano soltanto i docenti universitari, a dar man forte al popolo dei no-vax, anche se molti dei firmatari del documento contro il Green Pass dichiarano di aver fatto il vaccino. Sembra che a questi ultimi, vaccinati ma non greenpassati, dia fastidio non l’iniezione, ma il pezzo di carta che la certifica. Lo storico Alessandro Barbero, addirittura, ha dichiarato che non sarebbe contrario all’obbligo vaccinale: lo è solo al Green Pass, con una logica troppo sottile perché un logico professionista possa comprenderla. Naturalmente, i no-vax se ne infischiano di questi distinguo: anche perché, altrimenti, non sarebbero no-vax, e capirebbero le ovvie distinzioni che ci sono fra gli obblighi autoritari imposti da un regime, e quelli imposti dalle circostanze. […]

Barbero e i prof aiutano i no-vax (La Stampa, 9/09/21). Vedi un commento qui, qui, qui, e qui.

Gli illuministi sapevano bene che i paesi ignoti o sconosciuti si osservano meglio da punti di vista lontani e distaccati, paragonandoli a paesi noti e conosciuti: ad esempio, nelle Lettere persiane (1721) Montesquieu fece osservare a due turisti persiani la Francia dall’interno, e nelle Lettere inglesi (1734) Voltaire la fece osservare a un emigrato francese (lui stesso) dall’Inghilterra. Forse dovremmo ricordarcelo in questi giorni, quando cerchiamo di capire le faccende interne afghane, che la maggior parte di noi non conosce da vicino, e potrebbe aiutarci il paragonarle alle faccende interne italiane, che invece dovremmo conoscere meglio. Chi lo fa deve però mettere in conto che certi paragoni potrebbero non essere graditi in patria. […]

La sconfitta dell’impero neocoloniale in Afghanistan e le analogie con il 1945 (Domani, 4/09/21)

La Vienna di Wittgenstein (1996) di Allan Janik e Stephen Toulmin è un audace libro che presenta non solo un originale ritratto del filosofo austriaco, ma anche la variegata cornice fornita al suo pensiero dal mondo in cui nacque e si formò. In particolare, la Vienna asburgica a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, che pullulava di interessanti personaggi con strane idee, della cui fauna Wittgenstein fu solo un esemplare. Seppur molto diversi fra loro, questi personaggi erano accomunati da un pensiero che mirava sostanzialmente a una svalutazione del sapere scientifico e oggettivo, dedotto dai “fatti”, e a una simultanea rivalutazione di quello umanistico e soggettivo, espresso nei “valori”. […]

Robert Musil incarna il conflitto tra scienza e umanesimo (Domani, 19/08/21)

Tra le grandi svolte che hanno segnato la storia dell’umanità, alcune sono state scientifiche, altre tecnologiche, altre ancora culturali. Ma forse nessuna è riuscita a unire tutte insieme le tre caratteristiche, quanto il computer. Sicuramente molti pensano[ che il computer sia stato inventato da Bill Gates e da Steve Jobs negli anni ‘80, e non sanno che i due americani non sono stati altro che i loro venditori. Ci vuole un informatico per sapere che in realtà il computer è nato in Inghilterra, e non negli Stati Uniti, anche se sicuramente molti informatici pensano che il computer l’abbia inventato Alan Turing negli anni ’30, e non sanno che quasi un secolo prima l’aveva già inventato un altro inglese, di nome Charles Babbage. […]

Babbage, il nonno del computer (La Stampa, 17/08/21). Vedi un commento qui.

Dopo tre secoli di colonialismo portoghese, il 7 settembre 1822 il Brasile dichiarò la propria indipendenza e divenne un vasto impero multietnico, con capitale Rio de Janeiro. Nel 1823 José Bonifácio, uno dei padri della nuova nazione, propose all’Assemblea costituente la costruzione di una nuova capitale, chiamata Brasilia e situata in posizione centrale nel paese, ma il piano rimase lettera morta, perché il re Pedro I dissolse l’Assemblea e fece arrestare il progressista Bonifácio. Nel 1889 suo figlio Pedro II, che aveva regnato per 58 anni, venne deposto, e la nuova Costituzione repubblicana e federalista ripropose l’idea di spostare la capitale all’interno. […]

Ci vuole un architetto per costruire una capitale (Domani, 13/08/21)

Le Olimpiadi moderne sono ovviamente ormai molto lontane dagli ideali del loro fondatore De Coubertin. Anzitutto, lui le aveva pensate a fine Ottocento per far dimenticare le rivalità nazionali, in particolare quelle che avevano portato nel 1870 a una guerra tra Francia e Prussia. Inoltre, per lui lo sport doveva essere un divertimento, e non una professione: dunque, alle Olimpiadi avrebbero dovuto partecipare solo i dilettanti. Infine, e conseguentemente, aveva sposato il motto (non suo, ma del vescovo anglicano Ethelbert Talbot): «L’importante non è vincere, ma partecipare». Naturalmente le utopie presto o tardi cedono il passo al realismo, e oggi nessuno condivide più quegli ideali.  […]

L’importante è non perdere (La Stampa, 9/08/21). Vedi un commento qui.

«Non c’è niente di più bello della Prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo: per questa città la Prospettiva è tutto», scrive Nikolaj Gogol in apertura di uno dei suoi Racconti di Pietroburgo (1842), dedicato appunto all’analogo russo della Quinta Strada di New York. E continua descrivendo il mutare della Prospettiva durante il giorno, a seconda delle diverse classi sociali che la invadono la mattina andando al lavoro, a mezzogiorno uscendo da scuola, nel pomeriggio facendo le compere e la sera recandosi al teatro, all’opera o al balletto. Questo viale monumentale, progettato sul modello degli Champs-Élysées di Parigi, deriva il nome Nevskij dal fatto di congiungere in diagonale due punti di un’ampia ansa del fiume Neva: come la corda di un arco, si dice in Russia. […]

A San Pietroburgo, dove tutto è un problema di Prospettiva (Domani, 6/08/21)

Negli scorsi giorni la cronaca ha accomunato due intellettuali di rilievo del nostro paese, il filosofo Massimo Cacciari e lo scrittore Roberto Calasso: il primo, per un suo improvvido intervento sul supposto totalitarismo delle misure anti-covid, e il secondo, per la sua inaspettata morte, in coincidenza con la pubblicazione dei suoi due ultimi libri di memorie. Benché casuale nei fatti, il collegamento tra Cacciari e Calasso è in realtà causale dal punto di vista culturale, e non solo perché il secondo è l’editore di una dozzina di libri del primo. […]

Cacciari, Calasso e gli antiscienza (La Stampa, 1/08/21). Vedi un commento qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.

Da Santa Marta un autobus locale, sul quale può capitare di sedere vicino a un “gallero” che tiene in grembo un paio di galli da combattimento, porta in un paio d’ore ad Aracataca, un paesino che lo scrittore Garcia Marquez ha reso famoso con il nome di Macondo. Molti lettori di Cent’anni di solitudine (1967) non sanno, infatti, che il mitico luogo descritto nella bibbia del realismo magico sudamericano partecipa della doppia natura di quello stesso movimento letterario. Cioè, da un lato, è tanto reale da essere addirittura stato invitato come paese ospite alla Fiera del libro di Bogotà nel 2015. E, dall’altro lato, è tanto immaginario da suscitare un’idea diversa in ciascun lettore del libro. […]

Un buen dia a Macondo, la città immaginaria di Garcia Marquez (Domani, 30/07/21)

In questo momento storico la tensione tra il politicamente e lo scientificamente corretto si manifesta con evidenza nei dibattiti sulle problematiche di genere, che si palleggiano fra le contrapposte posizioni delle “scienze” sociali e delle scienze naturali. La confusione deriva in parte proprio dal pessimo andazzo di chiamare “scienza” qualunque disciplina, comprese quelle che di scientifico non hanno proprio niente: né i metodi, né le posizioni. La differenza più radicale fra le “scienze” sociali e quelle naturali sta nel fatto che le prime, che sono spesso prede e vittime del post-modernismo, tendono a rifiutare qualunque categorizzazione, comprese quelle di genere. […]

La Zan contrappone “scienze” sociali e scienze naturali, non destra e sinistra (Domani, 24/07/21). Vedi un commento qui.

Che pena per un torinese, sia pure d’adozione, vedere l’altra sera in Piazza Castello un’adunata oceanica di no-vax e no-mask, e soprattutto di no-brain. Per di più,  congregati a qualche centinaio di metri da Via Po, dove meno di un secolo fa la scuola di medicina di Giuseppe Levi aveva studenti come Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini e Salvador Luria, che vinsero tutti e tre il premio Nobel in medicina. In America, ovviamente, visto che già ai tempi loro l’Italia in generale, e Torino in particolare, non erano i luoghi più
adatti a chi volesse pensare razionalmente e scientificamente. […]

No-vax, bamboccioni senza cervello (La Stampa, 24/07/21)

Le isole dei Caraibi sono, in massima parte, vulcaniche. Disseminati dalla Florida meridionale alla costa settentrionale di Cuba ci sono però interi arcipelaghi con migliaia di piccole isole coralline, piatte e circondate da mangrovie, chiamate in spagnolo cayos e in inglese keys. Dopo aver offerto rifugio ai bucanieri del passato, questi fazzoletti sabbiosi sono oggi diventati le basi dei terroristi dello sviluppo non sostenibile e i covi dei pirati del turismo di massa. […]

Sulle tracce di Hemingway tra le isole nella corrente (Domani, 23/07/21)

Nel suo editoriale di domenica il direttore non ha voluto scomodare lo scrittore Albert Camus, che sosteneva: «tutto quello che so della vita l’ho imparato su un campo di calcio». Vorrei però provare a scomodarlo io, per due motivi. Anzitutto, per ricordare che Camus ha imparato la vita in un paesino algerino, vergognandosi della sua povertà e della sua famiglia di coloni francesi: è ovvio che potesse trovare sui campi di calcio, in particolare, e tra la gente del luogo, in generale, ispirazioni migliori di quelle che poteva dargli una malintesa grandeur francese insegnatagli dalle donne di casa (quando lui aveva un anno il padre era morto in guerra, «per servire un paese che non era il suo»).

L’insopportabile sbornia da pallone (La Stampa, 14/07/21). Vedi un commento quiqui e qui.

Ricordo bene quando iniziò il mio rapporto con la comicità e la satira televisive: era metà dicembre 1987, probabilmente il 16 o il 17. Stavo per uscire per andare al cinema, quando sullo schermo acceso apparve Renzo Arbore, che aveva inaugurato da un paio di giorni la sua trasmissione Indietro tutta. Catturato dal tono surreale del  programma, rimasi in casa a guardare quella puntata, e molte della sessantina che seguirono. Nel 1985, ai tempi di Quelli della notte, io ero in sabbatico negli Stati Uniti: all’epoca non c’era la rete, e quando si stava lontani dall’Italia non si sapeva molto di ciò che vi succedeva. Né, confesso, a me importava particolarmente. Ma due anni dopo abboccai subito all’amo. […]

Anche ai matematici serve l’ironia per sopportare la vita (Domani, 8/07/21)

Sul ddl Zan gli schieramenti contrapposti sono da tempo al muro contro muro, e ciascuno ha i suoi dubbi sponsor: Salvini e il Vaticano, da una parte, e Fedez e la Ferragni, dall’altra. Chi abbia i modi eterei e raffinati di quest’ultima, può dire semplicemente che “fanno schifo tutti”, e finirla così. Ma nel frattempo a scompaginare le carte si è intromesso pure Renzi, sul quale si può peraltro pensarla allo stesso modo. Forse sarebbe però più sensato evitare di fare la ola per l’uno o per l’altro, come se le vicende parlamentari fossero un’estensione dei campionati di calcio. Sulle leggi non si dovrebbe tifare per una squadra, ma ragionare tranquillamente sulla teoria e sulla pratica di ciò che esse intendono regolamentare. […]

Né Vaticano, né Ferragni (La Stampa, 7/07/21). Vedi un commento qui.

Cerco di mettermi nei panni, alquanto scomodi, dell’ingenuo cittadino che si è recato a votare alle elezioni politiche del 2018, per scegliere tra i candidati quello che meglio lo potesse rappresentare in Parlamento. Undici milioni di questi cittadini hanno deciso di votare per il M5S, che da anni predicava di essere a favore della democrazia diretta, e prometteva di non effettuare alcuna scelta politica che non fosse stata approvata in rete dal suo popolo. Il Movimento aveva assicurato, fin dalla sua costituzione, che non avrebbe fatto alleanze con nessuno: al massimo poteva accettare i voti altrui su proposte proprie. Cioè, proponeva evangelicamente agli altri ciò che il Pd aveva chiesto a lui nel 2013, a ruoli invertiti. […]

La dittatura di Beppe Mao (La Stampa, 1/07/21). Vedi un commento qui  e qui.

Rispondendo all’intervento del Vaticano sulla legge Zan, il presidente del Consiglio ha dichiarato che «lo stato Italiano è laico e il Parlamento è libero», e i parroci di strada hanno accusato una manina di aver agito all’insaputa del papa. In realtà, il Vaticano ha semplicemente sollevato un dubbio di incostituzionalità, com’è nel suo pieno diritto, confermato implicitamente da Draghi. L’articolo 7 della Costituzione stabilisce infatti che i rapporti fra Stato e Chiesa siano regolati dal Concordato ereditato dal fascismo. […]

Ma non è colpa del Vaticano (La Stampa, 24/06/21). Vedi un commento qui, qui e qui.

Ieri su La Stampa un articolista, nascosto dietro l’ingombrante pseudonimo di Montesquieu, ha parlato degli articoli 49 e 67 della Costituzione, che recitano testualmente: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, e “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Si tratta di due articoli contraddittori. […]

Montesquieu e i poteri separati (La Stampa, 20/06/21)

Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso: ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. Dunque, non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te”. Queste belle e famose parole del poeta inglese John Donne sono state scritte in una delle sue Meditazioni, in un tempo in cui meditare su ciò che succede era una pratica comune, caduta ormai in disuso. […]

La morte in funivia e la nostra coscienza (La Stampa, 30/05/21)

Il caso ha voluto che a reggere le sorti del governo ecclesiastico e statale in questo momento cruciale per la lotta alla pandemia in Italia siano due esponenti della cultura gesuitica: Jorge Mario Bergoglio direttamente, per ordinazione, e Mario Draghi indirettamente, per formazione. Il loro comportamento pubblico si adegua infatti perfettamente alla caratteristica principale dei gesuiti, che consiste nell’essere campioni  di un equilibrismo verbale che permette loro di parlare senza che si capisca cosa vogliono dire veramente, e spesso neppure se vogliano veramente dire qualcosa: dalle affermazioni sui gay di Bergoglio, a quelle sui dittatori di Draghi. […]

Per colpa dell’ignoranza antiscientista rischiamo una quarta ondata (Domani, 15/05/21)

Come succede con tutti i media, anche su Netflix si trovano spesso dei fiori rari, benché soffocati dalle inevitabili e inesauribili erbacce. Due di questi fiori rari sono le serie Grandi eventi della Seconda guerra mondiale a colori (2019) e Tokyo trial (2017): la prima è un documentario anglo-tedesco in dieci puntate sulle vicende salienti del conflitto, e la seconda una docufiction giapponese in quattro puntate sul processo ai gerarchi nipponici iniziato il 29 aprile 1946, esattamente tre quarti di secolo fa. Naturalmente, in questo lungo periodo sono stati girati innumerevoli film sulla Seconda guerra mondiale, che però sono sempre e solo dei film, appunto, e troppo spesso arrivano da Hollywood. […]

Bombe atomiche e processi: così la storia si studia su Netflix (Domani, 10/05/21)

L’intelligenza artificiale sta rapidamente entrando nelle nostre vite, e spesso i media ne parlano confondendo fra loro progetti e tecnologie di natura completamente diversa, che hanno però un aspetto comune: l’uso delle macchine per simulare o emulare artificialmente una realtà naturale. I principali filoni sono tre: la robotica, l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale, che si concentrano rispettivamente sulla simulazione del corpo, della mente e dell’ambiente esterno.

L’Intelligenza Artificiale sospesa fra sogni e incubi (Domani, 19/04/21)

Uno dei mantra del politicamente e tecnologicamente corretto è la cosiddetta “innovazione”, alla quale i politici e i tecnologi assegnano una valenza quasi taumaturgica. Il tempio da cui emana questo mantra è il ministero per l’Innovazione tecnologica, introdotto dal secondo governo Berlusconi nel 2001, reintrodotto dal secondo governo Conte nel 2019, e confermato dal governo Draghi nel 2021. I grandi guru insediati in questo tempio sono stati negli anni Lucio Stanca di Forza Italia, Luigi Nicolais del Partito Democratico, Renato Brunetta del Popolo delle Libertà, Paola Pisano del Movimento 5 Stelle e l’indipendente Vittorio Colao: tutti economisti, per la cronaca, eccetto il secondo, che è ingegnere. […]

Il mantra dell’innovazione si dimentica del miglioramento (Domani, 12/04/21)

Il 28 febbraio 1985, a un pranzo in onore di Joseph Campbell, il regista George Lucas dichiarò: «Anni fa iniziai a pensare a un film per bambini, perché volevo inventare una favola moderna. Scrissi molte bozze, senza saper bene cosa cercavo, ma poi lo trovai in L’eroe dai mille volti. Avevo provato a leggere di tutto, da Freud a Paperino, ma quello fu il primo libro che mi spiegò cosa dovevo fare: era già tutto lì, da millenni, e Campbell me lo mostrò. Se non mi fossi imbattuto nelle sue opere, probabilmente oggi starei ancora
scrivendo Star Wars. A volte per un lettore i libri sono più importanti degli autori, ma per me non è stato così: Campbell è il mio vero Yoda».

Soltanto Joseph Campbell ci ha fatto capire Star Wars (Domani, 6/04/21)

Il 25 marzo, festa solenne del Dantedì, la Germania si è macchiata del crimine di lesa maestà contro il nostro Altissimo Poeta. O almeno, così sembrava dai titoli dei giornali nostrani, che reagivano pavlovianamente a un articolo del Frankfurter Rundschau. La Lega ha addirittura sollevato il caso al parlamento europeo, cogliendo l’occasione per tirar acqua al proprio mulino: lamentando, cioè, che gli olandesi avessero censurato la Commedia in un’edizione ridotta per le scuole, togliendo Maometto dall’Inferno, dove invece Dante l’aveva messo tra i seminatori di discordie (cioè, paradossalmente, nello stesso girone destinato ai leghisti). […]

Dante non è poi così sommo, ma non ditelo ai dantisti (Domani, 30/03/21). Vedi una risposta qui.

L’8 febbraio 2021 è morto a Parigi, a 89 anni, l’uomo che ha contribuito più di tutti a diffondere in occidente la conoscenza del più grande libro che sia mai stato scritto: il Mahabharata, o “Mega Bharateide”, una sorta di incrocio indiano tra i testi sacri della Bibbia e del Corano e quelli profani di Omero e Shakespeare, ma di lunghezza maggiore di tutte queste opere messe insieme. In una parola, il libro che l’umanità dovrebbe assolutamente salvare, se fosse costretta a scegliere di salvarne uno solo. […]

E’ meraviglioso smarrirsi nel grande romanzo dell’India (Domani, 18/03/21)

Uno dei miti pitagorici più noti immaginava che nel loro movimento cosmico i pianeti producessero un suono, diverso a seconda delle loro velocità e delle loro distanze. Tutti insieme questi suoni costituivano la cosiddetta “musica delle sfere”, percepibile soltanto in due momenti: quando il moto cosmico iniziò, e quando cesserà. Ma perché mai nel mezzo noi non potremmo sentire questa musica, pur udendola? Volendo dare un senso a un mito, che è insensato per sua stessa natura, la risposta sarebbe semplice: perché i nostri sensi si assuefanno agli stimoli, e dopo un certo tempo smettono di percepirne la presenza, salvo poi accorgersi paradossalmente della loro assenza nel momento in cui essi cessano. […]

Non siamo nel mitologico 2021, ma nel 337 dell’era scientifica (Domani, 13/03/21)

«Nel mezzo del cammin di nostra vita»: la DivinaCommedia inizia così, con un errore! Dante immaginava che la vita durasse settant’anni, e ne aveva 35 nel 1300, l’anno del suo fantasioso viaggio mentale nell’aldilà. Pensava di essere solo a metà del proprio cammino nell’aldiquà, e invece era già quasi a due terzi: morì nel 1321, a 56 anni, commettendo un errore di valutazione del 20 per cento, che mette in guardia fin da sùbito dall’illusione di trovare nella Commedia delle verità fattuali. […]

Ci sono più cose in Dante di quelle sognate dagli umanisti (Domani, 27/02/21)

«Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». Chi non ha mai sentito questo enigmatico e famoso aforisma? Chi non l’ha mai usato a sproposito, credendo che volesse banalmente dire: «Se non sai di cosa parli, è meglio che tu stia zitto?» E chi saprebbe dire chi l’ha pronunciato, quando, dove e perché? Il 2021 è il momento giusto per rispondere a queste domande, visto che l’aforisma vide la luce nel 1921, esattamente un secolo fa, come frase conclusiva della più importante e influente opera filosofica del Novecento, intitolata in tedesco Trattato logico-filosofico, ma oggi nota con il titolo dell’edizione inglese uscita l’anno dopo: Tractatus Logico-Philosophicus, che in latino fa subito più figo. Soprattutto in Inghilterra, dove non si riesce neppure a pronunciarlo. […]

Nella filosofia di Wittgenstein non tutto si esprime a parole (Domani, 21/02/21  e 12/06/21)

Nell’ultima parte di Guerra e pace il conte Tolstoj, terminando di raccontare la sua storia, medita a lungo sulla Storia, e mette in guardia il lettore dal pensare che i resoconti degli avvenimenti si possano ridurre ai pettegolezzi sui protagonisti, per quanto piacevoli e interessanti. Se dietro all’imperatore Napoleone e allo zar Alessandro non ci fossero stati gli eserciti e le popolazioni, l’epica guerra si sarebbe ridotta a un banale duello. Ma, soprattutto, se nelle azioni degli individui e delle masse lo scrittore non fosse riuscito a individuare la spinta delle leggi della Storia, il suo racconto non avrebbe potuto elevarsi sopra le miserie della cronaca. […]

Le leggi matematiche di una crisi di governo (Domani, 14/02/21)

Una ventina di anni fa il produttore, regista e sceneggiatore Jeffrey Abrams, noto per la serie televisiva Lost e per un paio di episodi della saga cinematografica Star Wars, notò su una panchina dell’aeroporto di Los Angeles una copia di un romanzo, sulla cui prima pagina stava scritto a penna:«Se trovi questo libro, leggilo, e poi lascialo da qualche parte per qualcun altro». Abrams pensò allora che forse era possibile instaurare un vero e proprio dialogo, reale o immaginario, fra persone che scrivono sui margini di un libro. […]

Gli enigmi nascosti fra i margini della Nave di Teseo (Domani, 10/02/21)

Martin Scorsese, che tutti conoscono come regista per i suoi molti film di grande successo, è meno noto come divulgatore per i suoi molti raffinati documentari, che spaziano dalla storia del cinema americano e italiano al panorama etnico e culturale newyorchese. I più variopinti di questi documentari riguardano la musica popolare: dai concerti The Last Waltz (1978) della Band e Shine a Light (2008) dei Rolling Stones, alle biografie No Direction Home (2005) di Bob Dylan e Living in the Material World (2011) di George Harrison. L’ultimo capitolo di questa singolare storia musicale raccontata da Scorsese è Rolling Thunder Revue (2019), uscito poco più di un anno fa su Netflix, che costituisce un caso a sé per l’interesse. […]

Il teorema poetico di Bob Dylan nella rievocazione di Scorsese (Domani, 4/02/21)

La recente crisi di governo ha ribadito lo squallore della nostra politica, e dunque del paese che essa fedelmente rappresenta. Se fosse una bella favola, potremmo dire che “il re è  nudo”,ma vivendo una brutta realtà, dobbiamo limitarci a osservare che il presidente del Consiglio è in mutande, anche se queste non riescono a nascondere molte delle sue e nostre vergogne. La prima a saltare agli occhi è la possibilità che il Senato conceda la fiducia a un governo anche a maggioranza semplice. Grazie all’articolo107 del suo regolamento, infatti, per il calcolo del numero legale si conteggiano tutti i presenti,  compresi quelli che si astengono, mentre per il calcolo della maggioranza necessaria per approvare i provvedimenti si conteggiano soltanto i votanti. […]

Le maggioranze squalificate del sistema politico italiano (Domani, 25/01/21)

Il presidente eletto Joe Biden ha reagito alla manifestazione pro Trump del 6 gennaio dicendo che «le scene di caos al Campidoglio non riflettono la vera America», implicando che ci sia appunto una vera America, contrapposta a una falsa. Da parte loro, i media nostrani sono stati quasi unanimi nel definire l’episodio come «un attacco alla democrazia americana», implicando questa volta che gli Stati Uniti siano effettivamente democratici. Entrambe le reazioni sollevano problemi filosofici interessanti, riconducibili all’uso e all’abuso di concetti metafisici quali “verità” e “democrazia” nella descrizione della realtà politica. […]

Il mito della democrazia negli Stati Uniti d’America (Domani, 17/01/21)

Il ritorno al pensiero magico causato dall’ignoranza scientifica è uno dei sintomi del nostro regresso allo stato di «selvaggi che vivono in un villaggio globale», come scrisse Marshall McLuhan nel 1973. E i moderni selvaggi non possono che comportarsi come quelli antichi, accontentandosi di attribuire cause infantili e superstiziose agli effetti tecnologici che non comprendono: di qui il monopolio della gestione della vita politica, sociale e culturale affidato a operatori scientificamente ignoranti, da una popolazione altrettanto ignorante e nella quale ormai dilagano luddismo, complottismo e negazionismo scientifici. […]

Così l’ignoranza sui vaccini ha stregato i selvaggi moderni (Domani, 9/01/21)

Borges ha ripetuto più volte, ad esempio nelle lezioni tenute a Harvard su L’artigianato del verso (1968–1969), che la letteratura non è altro che un’immensa serie di variazioni su tre grandi temi: l’amore, il viaggio e la guerra. Anche quando hanno pretese di originalità, gli scrittori non farebbero dunque altro che ripetere sempre le stesse storie: chi meglio, come Omero o Tolstoj, e chi peggio, come tutti gli altri. Lo stesso si potrebbe dire per le storie di fantascienza spaziale, che hanno avuto i loro capolavori omerici nei due film 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick e Solaris (1972) di Andrej Tarkovskij, basati sui due omonimi romanzi di Arthur Clarke e Stanislav Lem. […]

Altro che gli esopianeti di Netflix. La fantascienza è roba da scienziati (Domani, 2/01/21)

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