Caro papa teologo, caro matematico ateo (2013) Caro papa teologo, caro matematico ateo (2013)

In un mondo dilaniato dai fondamentalismi, una discussione su religione e scienza, e piu’ in generale su fede e ragione, costituisce un evento ad alta necessita’, ma a bassa probabilita’. A volte, pero’, anche l’improbabile trova la via per realizzarsi: questo libro dimostra addirittura che non e’ impossibile che un papa e un ateo arrivino a confrontarsi, e che lo facciano scambiandosi non salamelecchi formali, ma argomenti sostanziali. Basta che siano dotati di buona volonta’ reciproca, e “benedetti” dalla convergenza di una serie di fattori favorevoli.
Per cominciare dagli inizi, nel 1968 l’allora professor Joseph Ratzinger scrisse una memorabile Introduzione al cristianesimo, che intendeva interpretare la professione di fede del Credo cristiano alla luce del pensiero filosofico e scientifico moderno. Le aperture intellettuali di quel testo rimangono ancor oggi ben piu’ articolate e avanzate di tanta teologia “progressista” di cassetta, bench´e siano state offuscate dal conservatorismo dei successivi pronunciamenti ufficiali del suo autore: dapprima nelle vesti di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 1981 al 2005, e poi di papa, dal 2005 al 2013.
Quando nel 2011 decisi di intraprendere un dialogo immaginario con Benedetto xvi, mi sembro’ dunque adeguato e doveroso riferirmi piu’ a quel libro che a questi pronunciamenti, pur senza trascurare i suoi piu’ recenti volumi su Gesu’ di Nazaret. Composi dunque a mia volta una sorta di Introduzione all’ateismo nella forma di una lettera aperta al pontefice regnante,intitolata Caro papa, ti scrivo. Piu’ che un semplice artificio retorico, la scelta dell’interlocutore era dettata dalla constatazione che non solo i credenti che cercavo di stimolare alla discussione, ma anche i cosiddetti “atei devoti” o “in ginocchio”, da un lato rifuggivano dalle specificita’ religiose e teologiche per rifugiarsi nelle generalita` etiche e filosofiche, e dall’altro mascheravano la loro reale rimozione del contenuto dottrinale del cattolicesimo adducendo a pretesto un’apparente irruenza del mio stile. Dall’Introduzione al Cristianesimo sapevo invece che la fede e la dottrina del papa, a differenza di quelle dei papisti, erano sufficientemente salde e agguerrite da poter benissimo sostenere attacchi e sferrare controattacchi frontali. Un dialogo con lui, bench´e allora immaginato soltanto a distanza, si configurava dunque come un’impresa intellettualmente stimolante, che avrei potuto affrontare a testa alta e senza compromessi.
Prendendo il piu’ possibile sul serio la finzione epistolare, cercai di favorire la pur remota possibilita’ che un giorno l’alto destinatario potesse effettivamente ricevere la mia lettera. Decisi dunque di usare un tono il piu’ possibile consono al suo rango, abbassando il sarcasmo di altri saggi, e scegliendo uno stile di scambio tra professori “alla pari”, ovviamente nel solo senso accademico dell’espressione. E mi concentrai sugli argomenti intellettuali che potevo sperare avrebbero mantenuta viva la sua attenzione, pur senza rinunciare ad affrontare di petto i problemi interni della fede e i suoi rapporti esterni con la scienza.
Prendendo il piu’ possibile sul serio la finzione dialogica, scrissi poi il mio libro come un commento al suo, adottando la formula del colloquio a distanza. In particolare, riportai una lunga serie di brani dall’Introduzione
al cristianesimo, cercando di commentarli e criticarli non con la dialettica, ma con la logica: cioe’, non con le chiacchere e i colpi bassi dei talk show, ma con gli argomenti e il gioco pulito delle dispute intellettuali.
Fin tanto che Ratzinger rimaneva in carica come Benedetto xvi, non potevo pero’ ragionevolmente sperare che un papa regnante avesse tempo da dedicare a una “introduzione all’ateismo”. Ma poco dopo le sue dimissioni
approfittai di un amico comune per chiedere al suo segretario, l’arcivescovo Georg G¨answein, se fosse possibile recapitargli una copia del Caro papa, ti scrivo perche’ egli lo potesse vedere, ed eventualmente sfogliare. In seguito, in un paio di occasioni, mi erano arrivate alcune voci: dapprima, che aveva ricevuto il libro, e poi, che lo stava leggendo. Ma che potesse rispondermi in maniera non puramente formale, e addirittura commentarlo in profondita’, era al di la’ delle ragionevoli speranze. E invece, il 3 settembre 2013 il postino mi recapito’ una grande busta sigillata, contenente una sua sorprendente risposta, che infatti mi sorprese: anzitutto, per l’improvvisa inversione dei ruoli di mittente e destinatario, e poi, per l’ampiezza e laprofondita’ delle osservazioni sul contenuto del mio libro.
Non fu invece sorprendente, e fu anzi naturale anche per un incallito miscredente, l’emozione che provai nell’aprire la busta e nello sfogliare il plico di fogli dattiloscritti, che iniziavano con una richiesta di scuse per il ritardo nella risposta, e un’offerta di ringraziamenti per la lealta’ della trattazione. Era ovviamente la realizzazione del massimo delle aspettative possibili, in un mondo che spesso non ne realizza che il minimo.
Ma era anche, in piccolo, la soddisfazione di veder finalmente presi sul serio e non rimossi, bench´e ovviamente non condivisi, i miei argomenti contro la religione in generale, e il cattolicesimo in particolare. Cosi’ come era, in grande, la constatazione di veder finalmente affrontato con dignita’ intellettuale da un papa, invece che esorcizzato in maniera caricaturale dai papisti, quel genere di ateismo scientifico che costituisce una faccia nascosta e una corrente sotterranea del pensiero occidentale, da Aristarco a Einstein.
Evidentemente non avevo sbagliato l’approccio, visto che esso aveva raggiunto il suo scopo: il quale, com’e’ ovvio, non era cercare di “sconvertire il Papa”, bensi’ esporgli onestamente le perplessita’, e a volte le incredulita’, di un matematico qualunque sulla fede. Analogamente, la lettera di Benedetto xvi non cerca di “convertire l’ateo”, ma gli ritorce contro onestamente le proprie simmetriche perplessita’, e a volte le incredulita’, di un credente molto speciale sull’ateismo. Il risultato e’ un dialogo tra fede e ragione che, come Benedetto xvi nota, ha permesso a entrambi di confrontarci francamente, e a volte anche duramente, nello spirito di quel Cortile dei Gentili che lui stesso aveva voluto nel 2009. Un dialogo che potrebbe facilmente continuare, a partire da una mia replica alla sua risposta. Ma che mi sembra “degno e giusto” finire realisticamente qui, lasciando a lui l’ultima parola: oltre che per correttezza e rispetto, anche per un equilibrio interno del libro.
Ed e’ appunto per una questione di riequilibrio che ho sfrondato il testo del mio Caro papa, ti scrivo di molte divagazioni inessenziali, per focalizzare meglio l’attenzione sulle citazioni dall’Introduzione al cristianesimo e dal Gesu’ di Nazaret e sui miei relativi commenti, con il proposito e la speranza di rendere piu’ agevole la comprensione della densa risposta finale di Ratzinger. Il lettore giudichera’ da s´e la rilevanza degli argomenti da lui scelti per la discussione, e l’adeguatezza delle sue risposte alle mie argomentazioni. Io mi limito a constatare l’apertura mentale di un papa che ha accettato di entrare nella mischia, scendendo su un terreno di scontro minato da provocazioni intellettuali quali la fantascienza della teologia, l’antropocentrismo del cristianesimo, la fantastoria della figura di Gesu’ e gli scandali della Chiesa. Ad apprezzare il suo vigore dialettico, non privo di un sottile umorismo, nel rendermi pan per focaccia. E a ringraziarlo pubblicamente per la sua attenzione.
Il risultato di questo scambio costituisce un unicum nella storia della Chiesa: un dialogo fra un papa teologo e un matematico ateo. Divisi in quasi tutto, ma accomunati almeno da un obiettivo: la ricerca della Verita’, con la
maiuscola. E’ questa Verita’ che i suoi critici, e piu’ modestamente anche i miei, bollano come “fondamentalismo”: teologico in un caso, scientista nell’altro. E’ questa Verita’ che entrambi pensiamo non solo di poter trovare, ma di aver gia’ trovato: l’uno nella religione e nel cristianesimo, l’altro nella matematica e nella scienza. Uno di noi sbaglia, ciascuno di noi crede che a sbagliare sia l’altro, e in questo libro cerchiamo di spiegare perche’.

IntervisteRecensioni

Repubblica Tv

Antropos 02/12/13

Antropos 03/12/13

La lettera è datata 30 agosto 2013 ed è firmata Benedetto XVI — Joseph Ratzinger. La medesima firma che il Papa teologo ha messo in copertina delle sue opere, quelle su Gesù di Nazareth, nelle quali invitò gli studiosi a contraddirlo, in spirito di ricerca teologica e scientifica.[...]
Paolo Rodari - La Repubblica 13/10/13

Più volte, Ella mi fa notare che la teologia sarebbe fantascienza. A tale riguardo, mi meraviglio che Lei, tuttavia, ritenga il mio libro degno di una discussione così dettagliata. Mi permetta di proporre in merito a tale questione quattro punti.[...]
Il Sole 24 ore 13/10/13

Perché non possiamo essere cristiani? Lo possiamo essere, ma non razionalmente. Il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, si ispirano a libri sacri indirizzati a popoli analfabeti di pastori. Oggi il cristianesimo è anacronistico. La scienza, ciò in cui credo, osserva i fatti e li analizza.[...]
Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano 26/11/13

Il papa emerito l’ha ringraziata per aver cercato “un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica”, rilevando anche che, “nonostante tutti i contrasti, nell’ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze”. Scrivendo la lettera lei aveva programmaticamente sostituito “al sarcasmo di altri saggi lo stile appropriato a uno scambio d’idee tra professori”. È stato utile? Ha effettivamente reso il confronto “meno duro”, favorendo la ricezione di una risposta più unica che rara?[...]
uaar.it 30/11/13

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