Hai vinto, Galileo!Come disse Roberto Benigni, uno dei segni della genialita' di Galileo e' l'esser riuscito ad affrancarsi dall'imprinting di una famiglia che aveva tanta poca fantasia da non sapergli trovare altro nome che il proprio cognome. Sia il primo che il secondo si prestavano, tra l'altro, a doppi sensi abbastanza ovvi, e il primo a giocarci fu lo stesso scienziato da giovane, nel 1590, quando si schermi' nel «Capitolo» contro il portar la toga: «Io non son mica Ebreo, se bene e' pare al nome e al casato ch'io sia disceso da qualche Giudeo». Molto seriamente lo ammoni' invece il 21 dicembre 1614 dal pulpito un domenicano, Tommaso Caccini, citando questa volta un versetto degli Atti degli Apostoli (I, 11). Secondo la leggenda, ai discepoli attoniti, che avevano appena assistito all'ascensione di Gesu' ed erano rimasti imbambolati a guardare in aria, un angelo avrebbe detto: «Galilei, perche' state a osservare il cielo?». Le preoccupazioni del frate, e delle gerarchie che parlavano per bocca sua, si riferivano a cio' che era successo a partire dall'autunno del 1609, esattamente 400 anni fa, quando Galileo aveva puntato in aria il cannocchiale e... apriti cielo! L'attonito scienziato aveva via via scoperto che la Luna ha monti e valli, Venere fasi simili a quelle lunari, Giove quattro satelliti che gli girano attorno, Saturno strane anomalie (i famosi anelli), il Sole ruota su se stesso e le costellazioni e la Via Lattea sono composte di innumerevoli stelle. Questi eventi cambiarono radicalmente la sua vita e la nostra storia, inaugurando la nuova e acuta astronomia degli scienziati e scatenando le vecchie e ottuse reazioni dei teologi. Per due volte, nel 1616 e nel 1633, il Sant'Uffizio alzo' la voce e Galileo abbasso' la testa, dannandosi la memoria per aver salva la vita. Ma poiche', come previsto da Oscar Wilde, chi dice la verita' prima o poi viene scoperto, di fronte ai progressi e alle conquiste della scienza oggi possiamo felicemente affermare: «HAI VINTO, GALILEO!», giocando ancora una volta sul nome dello scienziato. Secondo un'altra leggenda, narrata questa volta da Teodoreto nella «Storia ecclesiastica», a Giuliano l'Apostata (come lo chiamano gli apologeti cristiani), ferito e morente sul campo di battaglia il 26 giugno 363, sarebbe apparso il solito Gesu'. E l'imperatore che aveva cercato, eroicamente ma inutilmente, di opporsi alla capitolazione dell'impero nei confronti della religione cristiana, gli avrebbe gettato sprezzantemente il suo sangue, dicendogli appunto «Vicisti, Galilee! ». Inutile dire che l'episodio e' una (em)pia invenzione: la realta', descritta dal testimone Ammiano Marcellino nelle «Storie», e' che Giuliano il Filosofo (come lo chiama Voltaire nel «Dizionario filosofico») fece un ultimo ispirato discorso, tanto elevato quanto quello riportato da Platone nell'«Apologia di Socrate», e spiro' serenamente. E' dunque doveroso punire col contrappasso la denigrazione cristiana e appropriarsi dell'apocrifo motto, come fece fin dal 1611 Keplero nella «Relazione sulle proprie osservazioni dei quattro satelliti di Giove»: osservazioni che confermavano le scoperte di Galileo dell'anno precedente, e gli davano ragione contro i suoi primi avversari. Ma per evitare di cadere nello stesso errore dei denigratori, di condannare senza conoscere o conoscere senza capire, nel mio libro (che si intitola appunto «HAI VINTO, GALILEO!») ripercorro col lettore la strada che ha portato alla vittoria dell'eliocentrismo: l'antica formulazione proposta da Aristarco e quella moderna riproposta da Copernico, la coraggiosa e tragica protodifesa intrapresa da Giordano Bruno, il sistematico sviluppo compiuto da Keplero e Galileo, le feroci persecuzioni intentate dal cardinal Bellarmino e da papa Urbano VIII, la definitiva sistemazione raggiunta da Isaac Newton, la verifica sperimentale ottenuta col pendolo di Foucault, e la subdola riscrittura della storia di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E, soprattutto, cerco di condurre e indurre a leggere o rileggere le opere di Galileo (il «Sidereus Nuncius», le «Lettere copernicane», il «Saggiatore», il «Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo» e i «Discorsi sopra due nuove scienze»), sottolineando che non si tratta «solo» di scienza. Perche', come disse Italo Calvino, che se ne intendeva, Galileo e' stato «il piu' grande scrittore della letteratura italiana d'ogni secolo».
Serena Dandini - Parla con me - parte 1
Serena Dandini - Parla con me - parte 2
Odifreddi insiste sulle «lacrime di coccodrillo » versate oggi dalla Chiesa cattolica a proposito della condanna del 1633. Per lui, la morale della storia resta quella della battuta di Oscar Wilde: chi dice la verità, prima o poi viene... scoperto.
A nostro avviso, però, non è tanto questione di scienza e fede o di assolutezza della «verità» scientifica, quanto di diritto (politico) all’errore anche da parte di grandissimi scienzia ti. Togliete la possibilità di commettere sbagli (e magari di spacciarli per cogenti dimostrazioni) e non avrete più libertà di ricerca.[...]
Giulio Giorello (Corriere della Sera, 29.11.2009)
Sfortunato il laico che ha bisogno di eroi, perché troverà solo eroi laici, cioè imperfetti e criticabili. L’altare su cui Piergiorgio Odifreddi istalla il suo Galileo è scivoloso, e non potrebbe essere altrimenti per un libro che, come altri del matematico impertinente nonché ateologo militante, è un atto d’accusa contro gli ipse dixit e l’arroganza dell’autorità per diritto divino. Ma nello sforzo di non santificare il più celebre martire del libero pensiero succede che, a lettura terminata, l’esclamativo titolo Hai vinto, Galileo! più che di gioioso omaggio si colori di affettuosa ironia.[...]
Michele Smargiassi (la Repubblica, 06.10.2009)







